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ACUSTICA

Il SIAC A. A. MUNTONI ha una consolidata esperienza e competenza in materia di ACUSTICA ambientale, architettonica e industriale.
 
Il SIAC A. A. MUNTONI dispone di tutta la strumentazione di primaria marca necessaria per l'effettuazione di qualsivoglia tipologia di rilievi fonometrici e la progettazione ad hoc di interventi di acustica ambientale, architettonica e industriale:
  • fonometri di classe 1 con filtri in banda 1/3 ottava di classe 0 e microfoni da 1/2" con filtri antivento
  • calibratori acustici a 94 dB e 114 dB per la calibratura della catena strumentale di misura
  • tapping machine (macchina per la produzione del rumore da calpestio normalizzato)
  • anemometri/termometri per la misura della velocità del vento e della temperatura
  • diffusori amplificati per la diffusione del suono all'esterno e negli ambienti abitativi
  • dodecaedri per la produzione di campi sonori uniformemente diffusi in ambiente chiuso
  • pistole "a salve" per la misura del tempo di riverbero col metodo impulsivo nell'industria
  • generatori di segnali campione di "rumore rosa" e "rumore bianco" per la certificazione di impianti elettroacustici in locali per intrattenimento danzante e per la misura del tempo di riverbero in cinema, teatri, abitazioni, scuole
  • software di post elaborazione dati
 
Fanno parte del SIAC A. A. MUNTONI professionisti regolarmente iscritti all'albo dei tecnici competenti in acustica ambientale della Regione Autonoma della Sardegna.
 
LEGISLAZIONE DI RIFERIMENTO
 

Le misure strumentali e le valutazioni di impatto acustica ambientale (ex ante) e le valutazioni di impatto acustico ambientale (ex post) sono fatte prendendo in debita considerazione la legislazione vigente in materia di inquinamento acustico ambientale ed in particolare le seguenti leggi, decreti, deliberazioni, circolari nazionali e regionali e direttive comunitarie, ancorché non ancora tutte recepite dallo Stato italiano:

  • D.P.C.M. 01/03/1991 “Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell’ambiente esterno”;
  • Legge 26/10/1995 n. 447 “Legge quadro sull’inquinamento acustico”;
  • D.M. 11/12/1996 “Applicazione del criterio differenziale per gli impianti a ciclo produttivo continuo”;
  • D.P.C.M. 14/11/1997 “Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore”;
  • D.P.C.M. 05/12/1997 “Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici”;
  • Decreto 16/03/1998 “Tecniche di rilevamento dell’inquinamento acustico”;
  • D.P.C.M. 31/03/1998 "Atto di indirizzo e coordinamento recante criteri generali per l'esercizio dell'attività del tecnico competente in acustica, ai sensi dell'art. 3, comma 1, lettera b), e dell'art. 2, commi 6, 7 e 8 della legge 26 ottobre 1995, n. 447 «Legge quadro sull'inquinamento acustico»;
  • Legge 09/12/1998, n. 426 "Nuovi interventi in campo ambientale";
  • Legge 23/12/1998, n. 448 "Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo";
  • Direttiva 2002/149/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 25/06/2002 relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale;
  • Legge 31/07/2002, n. 179 "Disposizioni in materia ambientale";
  • D.Lgs. 04/09/2002 , n. 262 "Attuazione della direttiva 2000/14/CE concernente l'emissione acustica ambientale delle macchine ed attrezzature destinate a funzionare all'aperto";
  • D.P.R. 30/03/2004, n. 142 recante “Disposizioni per il contenimento e la prevenzione dell'inquinamento acustico derivante dal traffico veicolare, a norma dell'articolo 11 della legge 26 ottobre 1995, n. 447”;
  • Circolare 06/09/2004 del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio "Interpretazione in materia di inquinamento acustico: criterio differenziale e applicabilità dei valori limite differenziali";
  • Deliberazione R.A.S. n. 30/9 del 08/07/2005 recante “Criteri e linee guida sull'inquinamento acustico (art. 4 della legge quadro 26/10/1995, n. 447)”;
  • D.Lgs. 19/08/2005, n. 194 recante “Attuazione della Direttiva 2002/49/CE relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale”;
  • Deliberazione G.R. n. 62/9 del 14/11/2008 recante “Direttive regionali in materia di inquinamento acustico ambientale”;
  • Legge 07/07/2009 n. 88 recante “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell’Italia alle Comunità europee – Legge comunitaria 2008”
  • D. P. R. 19 ottobre 2011 , n. 227 recante Regolamento per la semplificazione di adempimenti amministrativi in materia ambientale gravanti sulle imprese, a norma dell'articolo 49, comma 4-quater, del Decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. (Capo III - Disposizioni in materia di inquinamento acustico - Art. 4 Semplificazione della documentazione di impatto acustico).

CLASSI DI DESTINAZIONE D'USO DEL TERRITORIO

Con l’entrata in vigore della Legge n. 447 del 26 ottobre 1995 vengono stabiliti i princìpi fondamentali in materia di tutela dell’ambiente esterno e dell’ambiente abitativo dall'inquinamento acustico, peraltro già in parte espressi dal legislatore nel D.P.C.M. 01/03/1991.

In particolare la “Legge quadro sull’inquinamento acustico” stabilisce (vedi art. 6, comma 1, lett. a) della L. 447/95) che ciascun Comune, al fine di tutelare la popolazione e gli ecosistemi dai possibili danni o disturbi legati all’emissione ed all’immissione di rumore nell’ambiente da parte di sorgenti sonore fisse o mobili, faccia redigere ad un gruppo di lavoro costituito da professionisti di varie discipline (uno dei quali, almeno, in possesso del riconoscimento di tecnico competente in acustica ambientale) il piano di zonizzazione acustica (anche detto di classificazione acustica) del territorio comunale.

L’obbligo di redazione del piano suddetto è stato ribadito anche dalla Regione Autonoma della Sardegna con D.G.R. n. 62/9 del 14/11/2008 recante “Direttive regionali in materia di inquinamento acustico ambientale”.

La zonizzazione acustica del territorio comunale si realizza suddividendo lo stesso in 6 classi omogenee, a ciascuna delle quali corrispondono dei limiti massimi di emissione ed immissione (assoluti) di rumore oltre che di qualità che - salvo casi particolari definiti e circostanziati - coincidono, per ciascuna classe omogenea, a quelli di cui alle tabelle A, B e C allegate al D.P.C.M. 14/11/1997.

Nella Tabella 1 sono riportati i limiti massimi dei livelli sonori continui equivalenti di emissione in funzione della classe di destinazione d’uso del territorio mentre nella Tabella 2 sono riportati i limiti massimi dei livelli sonori continui equivalenti di immissione in funzione della classe di destinazione d’uso del territorio; essi si riferiscono sia al periodo di riferimento diurno (in tal caso l’intervallo temporale di riferimento è compreso tra le ore 06:00 e le ore 22:00), sia al periodo di riferimento notturno (in tal caso l’intervallo temporale di riferimento è compreso tra le ore 22:00 e le ore 06:00 del giorno successivo).

Tabella 1 - Valori limite di emissione di cui all'art. 2 del D.P.C.M. 14.11.1997

classi di destinazione d'uso del territorio

tempi di riferimento

 

diurno (06.00-22.00)

notturno (22.00-06.00)

I aree particolarmente protette

45

35

II aree prevalentemente residenziali

50

40

III aree di tipo misto

55

45

IV aree di intensa attività umana

60

50

V aree prevalentemente industriali

65

55

VI aree esclusivamente industriali

65

65


Tabella 2 - Valori limite assoluti di immissione di cui all'art. 3 del D.P.C.M. 14.11.1997

classi di destinazione d'uso del territorio

tempi di riferimento

 

diurno (06.00-22.00)

notturno (22.00-06.00)

I aree particolarmente protette

50

40

II aree prevalentemente residenziali

55

45

III aree di tipo misto

60

50

IV aree di intensa attività umana

65

55

V aree prevalentemente industriali

70

60

VI aree esclusivamente industriali

70

70


La normativa vigente in materia di inquinamento acustico ambientale stabilisce che in attesa che un comune provveda ad effettuare la zonizzazione acustica del proprio territorio si applichino i limiti (di immissione) di cui all’art. 6, comma 1, del D.P.C.M. 01/03/1991, che suddivide il territorio italiano in quattro zone omogenee definite in base a criteri squisitamente urbanistici. Il Decreto interministeriale 02/04/1968 n. 1444 “Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi, da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765”, all’art. 2, definisce le zone territoriali omogenee A) e B.